Domenica mattina tragica a Taranto per l’ennesimo gesto estremo compiuto da un uomo, il quale si è tolto la vita lasciandosi cadere dal balcone della propria abitazione, in via Plateja al civico 57, dopo aver scavalcato di proposito il balcone.
L’uomo, pensionato, aveva 71 anni, e quando sul posto sono arrivati i sanitari del ‘118’ per lui non c’era più nulla da fare, poiché il salto nel vuoto da 15 metri gli ha procurato ferite letali. La pattuglia della Polizia sopraggiunta ha ricostruito l’accaduto, e probabilmente sembra che alla base dell’estremo gesto possa esserci lo stato di prolungato stato di malattia dell’uomo che, associato ad un sempre più consistente stato di depressione, l’avrebbe spinto a lanciarsi giù dal balcone. Si è voluto riportare la notizia perchè si possa riflettere sull’accaduto che, purtroppo, non è un caso isolato, ricordando anche le parole pronunciate dal Vescoco Filippo Santoro lo scorso mese di agosto: “Viviamo in una comunità così “social” e così poco comunionale, lontana dalla condivisione.  Siamo spesso così informati e al contempo indifferenti. Se dovessimo analizzare i sintomi saremmo tentati nella diagnosi di una città depressa, senza speranza, ma non voglio assolutamente rassegnarmi a quest’idea”. Il Pastore della diocesi aggiunse: “Innanzitutto il mio pensiero va ai familiari dei defunti, che si trovano nella sofferenza, nei dubbi, stravolti da questi gesti di estrema gravità. Mi unisco a loro spiritualmente e manifesto paterna vicinanza.  Non è difficile pensare che simili episodi generino smarrimento nella comunità e che chiamino qualche filo logico, il perché della negazione della vita. Una ragione non c’è, se non quella che sotto la traccia della nostra società c’è una profonda solitudine, quando non proprio l’isolamento. Pur in gravissime difficoltà,  a Taranto, non diversa dalle altre città del mondo, noi abbiamo tante falde di speranza, come ad esempio la fede, la famiglia, l’accoglienza, il valore dell’amicizia e di una solidarietà che scorre naturale nelle nostre vene. Invito tutti all’apertura e all’attenzione all’altro. Spesso, anche sullo stesso pianerottolo di casa, quando non proprio sotto lo stesso tetto a pochi metri da noi, si aprono scenari di dolore e di confusione: l’affetto, la generosità, l’ascolto sono farmaci indispensabili per chi avverte il male di vivere. In una terra particolarmente cristiana non possiamo rimanere indifferenti”

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