La questione mensa scolastica a Martina Franca continua a non placarsi. Oltre alle passate lamentele dei genitori circa la scarsa qualità del cibo servito ai loro figli, la questione ora ruota intorno alle lavoratrici della ditta appaltatrice del servizio di refezione scolastica che si sono viste raddoppiare i turni e concentrare il loro lavoro in poche ore.

Sin dagli inizi di ottobre, tempo in cui da regolamento prende avvio il servizio mensa nelle scuole, i sindacati si erano rivoltati contro  la decisione della ditta appaltatrice (la Ladisa) che voleva abbassare l’orario lavorativo delle addette da 20 ore settimanali a 15. Semplici i motivi di questo disaccordo: una riduzione dell’orario settimanale implica una mancata distribuzione equa del lavoro in termini di ore; poco tempo a disposizione per portare a termine un servizio efficiente in termini di pulizia delle stanze e delle stoviglie nonché una scarsa qualità del servizio offerto al bambino, che è costretto a consumare il pasto velocemente.

Ieri si è tenuto un incontro nella Direzione Territoriale del lavoro fra azienda, sindacati e Comune di Martina Franca per stilare un accordo che prevede l’aumento da 15 ad almeno 18 ore settimanali. L’esito è stato negativo, l’azienda non è retrocessa nella sua decisione.

Non solo le ore sono poche, ma anche il personale non è sufficiente. Infatti ci sono solo sette lavoratrici che giornalmente si districano tra tre scuole diverse di Martina in cui viene eseguito il doppio turno di mensa. Rispetto all’anno scorso, inoltre, i pasti sono aumentati e ci sono, in controparte, tre lavoratrici in meno. A fronte di quanto non-accordato nell’incontro, D’Arcangelo della Filcams Cgil ha affermato: “L’azienda avrebbe la possibilità di aumentare le ore, o quanto meno arrivare alle 18 ore settimanali. Ma non vuole farlo. Dovremmo pensare, ora, ad altri strumenti per far valere i diritti delle lavoratrici e delle famiglie che usufruiscono del servizio mensa”. E infatti sono proprio le famiglie e soprattutto i bambini a dover pagare, ingiustamente, decisioni prese solo per ragioni economiche.

Aurelia Simeone

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