La solidarietà viaggia da Bologna a Martina Franca grazie al pediatra Francesco Pastore

 

L’associazione Kasomay nasce dalla volontà di un gruppo di amici, medici e volontari, spinti da un comune desiderio di realizzare un progetto relativo alla promozione della salute in senso bio psico sociale in Senegal. Il progetto si svolge nella regione della Casamance ed è rivolto sia ai più piccini che ai genitori; appuntamento importante considerando che la presenza di medici sul territorio è cosa rara, se non regalata, come in questo caso, da missioni umanitarie alle quali i nostri medici partecipano con grande sensibilità.
L’obiettivo è supportare ed alleviare i malesseri che questa umile popolazione si ritrova ad affrontare, sono gesti di solidarietà finalizzati a debellare sia malattie acute o croniche, nella persona, che disagi dei minori causati da carenti possibilità familiari o per istituzioni non presenti. Si cerca poi di dare direttive sulle giuste abitudini igieniche, per noi scontate, ma in luoghi come il Senegal poco diffuse.

A far parte della prossima spedizione umanitaria ci sarà, e ci riempie di orgoglio essendo nostro concittadino, il dott. Francesco Pastore, medico pediatra, che con emozione ci racconta questa nuova avventura.
Dottore come e quando nasce questa sua volontà di mettersi a disposizione dei più bisognosi? “È un sogno che celavo da tempo nel cuore, chi fa la mia professione ha innata la voglia di aiutare il prossimo, ma non si erano, fino a poco tempo fa, create le giuste combinazioni perché questo accadesse. Forse perché non ero pronto, come qualcuno mi ha detto, o forse perché sentivo forte la responsabilità nei confronti della mia famiglia, con i bimbi ancora piccolini. Adesso le cose sono mutate, i miei figli sono due ometti e so di potermi allontanare tranquillamente. Inoltre io stesso avverto l’esigenza di donare il mio aiuto attraverso un’esperienza che sono convinto potrà regalarmi tanto, so già che tornerò qui in studio con una enorme ricchezza nel cuore e la gioia di aver aiutato gente bisognosa”.
Come nasce il suo contatto con l’associazione Kasomay? “Come le più belle delle cose nasce in modo davvero casuale. Durante un convegno a Rimini ho incontrato una collega, la dottoressa Antonella Allegrini, vicepresidente dell’associazione stessa, che mi individuò tra tanti avvicinandomi. Si cominciò a chiacchierare del nostro lavoro, la Allegrini presta servizio ad Imola, conversando scoprimmo di avere in comune un carissimo amico e collega il dottor Lamberto Reggiani, presidente della Kasomay. Avvertii in quel momento una strana sensazione circostanze che attorno a me ruotavano: l’associazione si occupava di missioni umanitarie e l’Allegrini aveva individuato me, l’amico in comune, e il mio desiderio di contribuire celato in silenziosamente negli anni, insomma una serie di segnali che parevano chiamarmi verso questa bella esperienza a cui da tempo pensavo. A me stesso dissi proviamoci e diedi alla dottoressa la mia disponibilità”.
Come si è sviluppato quindi il progetto? “Ricevuta la comunicazione da parte dell’Allegrini, mi sono soffermato 24 ore a riflettere, anche per valutarne la fattibilità con i miei colleghi che avranno il compito di sostituirmi. Ovviamente sciolte le dinamiche organizzative e parlato della cosa in famiglia, l’entusiasmo è salito e son stato ben felice di poter confermare la mia collaborazione. A partire siamo in tanti: due pediatri, io assieme al collega Gilberto Fiegna, di Castel San Pietro, la psicologa Antonella Allegrini, che vivrà questa esperienza assieme ai suoi due figli, l’ottico Andrea Garagnani, che, supportato dall’ortottista Angela Briziarelli, curerà il dono, da parte dei Lions, di ben 400 paia di occhiali usati. Risistemati, saranno regalati alla popolazione del Senegal. Con noi ci sarà inoltre una farmacista, Alessandra Nanni, che avrà il compito di occuparsi dell’acquisto e del rilascio delle opportune cure per l’espletamento del nostro lavoro. Completano la missione due volontarie factotum Silvia Fiegna e Veronica Vallone, il cui operato è fondamentale perché tutto possa funzionare alla perfezione. Come si sostiene la missione? “Ognuno di noi provvede personalmente alle spese del viaggio, il nostro contributo è gratuito e l’Associazione Kasomay, essendo una ONLUS, riceve aiuti, o lo si spera, da gente generosa, che ricordiamo non è mai abbastanza. A tal proposito vorrei precisare che per sostenere la missione ogni medico, coinvolto nella spedizione, sta cercando di raccogliere contributi. A Martina Franca è possibile farlo o con donazioni da lasciare direttamente nell’apposita cassettina che i cittadini possono trovare nel negozio della Brums, in viale della Libertà, o presso il mio studio. Ogni aiuto sarà gradito, anche se simbolico e contribuirà all’acquisto di medicinali per questa gente bisognosa”.
Come ci si prepara ad una esperienza forte come questa? “ Sono davvero molto emozionato, credo nel mio lavoro e visitare questa gente, incontrare i bambini di tre diversi orfanotrofi, entrare in contatto con nuove tradizioni, culture, sapere di essere d’aiuto e non per un raffreddore, perché sul territori ci sono patologie importanti, crea una certa trepidazione.
Quando è prevista la partenza? “ Si partirà sabato 21 novembre per rientrare il 2 dicembre, in sostanza un lasso di tempo relativamente breve si può pensare, ma così non è se si pensa che tutta questa gente incontra medici di rado e questa risulta essere una grande occasione. Le sale di attesa, mi raccontano i colleghi, si affollano di pazienti che con grande educazione attendono in silenzio il proprio turno. Vi sono persone che viaggiano per oltre due ore per essere visitati, mi sento fortunato di poter loro offrire le mie conoscenze, il vero regalo sono certo lo faranno loro a me”.

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(Francesco Pastore Pediatra Kasomay)

L’incontro con il dottor Pastore dissipa ogni nostra curiosità. L’Associazione Kasomay punta poi a rendere indipendente l’ambulatorio locale in Senegal, in cui collabora un dottore del posto molto in gamba e al quale ogni team insegna, di volta in volta, il modo di intervenire medicalmente. Saranno portati in Senegal anche tre manichini per insegnare le manovre di rianimazione e per poter fare corsi a suore ed infermiere, al fine di far entrare nel comune utilizzo le manovre salvavita. Pastore ci confessa la volontà di portare giù anche un defibrillatore, poiché la grande distanza, dai paesi minori alle città dove è situato l’ospedale, rende il più delle volte difficoltosa la sopravvivenza in seguito ad un malessere, ma questo è al momento solo un progetto. Lo staff medico ha preparato in Italia anche alcuni prodotti non facilmente reperibili nel Senegal, o attrezzi di largo consumo, per il resto ci si rivolge al buon cuore della gente. Ci piace sottolineare e portare a comune conoscenza iniziative come queste, contribuire, con i nostri mezzi, ossia con la diffusione dell’informazione, ad operazioni di gran cuore, finalizzate ad aiutare bambini in difficoltà. A tutti loro buon lavoro.

Evelina Romanelli

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